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Nessuno vuole più essere Cenerentola Anche se è molto più forte (e attuale) di quanto si pensi.

  • 13 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Nell’era del Girl Power, di Merida, Rumi e Vaiana, il personaggio di Cenerentola sembra un po’ fuori posto perché, diciamocelo, la narrazione più diffusa è quella della “sottona” che cambia vita grazie a una bacchetta magica, un bel viso e, già che ci siamo, anche un principe… Non proprio il modello aspirazionale del 2026.


Eppure, se la guardi meglio, sotto quella superficie un po’ zuccherosa c’è un movimento di sistemica familiare molto preciso e tutt’altro che smielato.


cenerentola fonte pinterest
Cenerentola - fonte Pinterest

“Essere una Cenerentola” è diventato il sinonimo di essere una poveretta bistrattata, che si fa mettere i piedi in testa e aspetta che qualcuno arrivi a salvarla, ma restando un attimo dentro la sua storia, senza liquidarla troppo in fretta, emerge un’altra lettura.

Cenerentola perde prima la madre, poi il padre. Rimane in un sistema familiare in cui non è riconosciuta, in cui il suo valore non viene visto e dove il suo ruolo è ridotto al servizio.

Eppure non se ne va, resta nonostante la difficoltà, non perché non abbia le capacità per capire o perché sia debole. Rimane nell’unico luogo che può chiamare “casa”, anche se quella casa non la protegge più. Rimane per onorare ciò che è stato, anche quando ciò che c’è non è più nutriente e questo, in sistemica familiare, risponde a una dinamica precisa: il legame invisibile della lealtà familiare.


Cenerentola è l’archetipo di chi resta, di chi sopporta, tiene, regge. Di chi, pur provando sofferenza, sente (spesso in modo inconsapevole) che andarsene significherebbe tradire qualcosa: una regola implicita, il legame con mamma o papà, un detto interiorizzato: “in famiglia si è sempre fatto così”.


Questo tipo di lealtà la vediamo ovunque: nelle relazioni disfunzionali, nei lavori che non nutrono più, nei contesti in cui continuiamo a rimanere anche quando una parte di noi sa che non è più il nostro posto. Può sembrare un’accettazione passiva della realtà, ma in realtà è sorretta da qualcosa di molto più profondo: la fedeltà al sistema familiare. Essere fedeli significa essere parte di quel sistema, di quella famiglia. Rompere la lealtà familiare significa: essere esclusi, outsider, pecore nere.


Quante volte abbiamo pensato, osservando i fatti di cronaca, “perché è rimast* lì, poteva andarsene!” ? Eppure non sempre è così semplice fare quel passo e, spesso, bisogna raggiungere il proprio punto di rottura per avere il coraggio di farlo.

Anche nella storia di Cenerentola succede la stessa cosa: accade qualcosa di talmente forte da scuotere la protagonista e mostrarle chiaramente i propri desideri. Nella favola quel qualcosa è il ballo, nella realtà può anche non essere un’esperienza così piacevole.


Per Cenerentola quella non è solo “un’occasione”. È l’Occasione.

Quel momento in cui il desiderio diventa troppo forte per essere ignorato, in cui qualcosa dentro si sposta e il focus cambia: da ciò che vogliono gli altri a ciò che vuole lei.


E se la guardiamo bene, quando esce di casa non sta davvero cercando un principe. Il suo desiderio è avere uno spazio in cui sentirsi libera, accolta e vista. “Andare al ballo” è lo specchio di un movimento che la porta a riappropriarsi della sua vita, della sua identità e della sua essenza.


Sì, c’è la Fata madrina, ma il desiderio viene da lei.

Sì, c’è il Principe, ma prima c’è stato un suo movimento.


Cenerentola non è l’archetipo dei sottomessi, è l’archetipo di chi resiste… finché non ricomincia ad ascoltarsi. E bisogna riconoscerle due grandi talenti interiori: la forza (mentale e fisica) che le permette di sopravvivere ad anni di angherie e il coraggio di agire, di sgattaiolare fuori casa sapendo benissimo che sarebbe stata punita se fosse stata scoperta.

Di questa storia esistono oltre trecento varianti nelle fiabe popolari. La versione più antica è presente nella tradizione egiziana, la ritroviamo nel IX secolo in Cina nella storia di Ye Xian (dove la “fata madrina” è lo spirito della madre) e poi nei testi di Basile, Perrault e dei fratelli Grimm.

Se “sposare il principe” poteva essere inizialmente una condizione ideale per l’epoca, non riguarda solo il trovare un nuovo contesto familiare: è anche il simbolo del ricevere riconoscimento, che si compie nel ribaltamento dei ruoli (da serva a principessa, da invisibile a invidiata).

“Andare al ballo e sposare il principe”, oggi, può assumere forme molto più concrete e quotidiane: cambiare lavoro per sentirsi finalmente stimati, chiudere una relazione e creare uno spazio in cui vivere liberi, smettere di dipendere dagli altri per iniziare a sostenersi da soli.


Se porti questo nella tua vita, la domanda diventa inevitabile: stai vivendo la tua condizione desiderata ideale o c’è qualcosa che stai sopportando per rimanere fedele al sistema di valori della tua famiglia?

Un luogo, una relazione, un ruolo che continui a tenere anche se ti fa male? E soprattutto: hai riconosciuto il tuo punto di rottura… o lo stai ancora rimandando?


Perché la forza di Cenerentola non sta nell’aspettare di essere salvata, ma nel decidere di dare spazio a se stessa.

E così, Cenerentola non è più solo la storia di una ragazza salvata da una fata e un principe, diventa la narrazione di qualcuno che, a un certo punto, smette di aspettare, si permette di desiderare e di fare quel passo, anche se incerto, anche se fragile, anche con una scarpetta di cristallo.

E da lì, sì, qualcosa cambia davvero.

Non perché arriva qualcuno, ma perché lei non è più la stessa che resta.

👠💎


Nota: gli Archetipi non corrispondono al genere ♀♂ ma rispondono a un movimento interiore.
fonte immagine Pinterest

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